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Inchiesta arbitri, le ragioni di Abbattista e il racconto degli ultimi due anni

Ci eravamo lasciati due anni fa, nel mese di marzo 2024. Non un addio ma un arrivederci. Il tempo, direbbe un saggio, è galantuomo e presenta il conto. La scelta dell’ex arbitro e VAR Abbattista due anni fa fu un segnale chiaro: non licenziamento, non dismissioni ma dimissioni spontanee in contrasto con quanto si percepiva attorno. Favoritismi, corsie preferenziali, scelte manifestamente parziali, scelte fatte a tavolino e votazioni discutibili.

Ai microfoni del TG 1 ieri sera, 28 aprile 2026, Abbattista ha commentato stoicamente “quello che avevo da dire, l’ho dichiarato due anni fa”.

Ripercorriamo insieme allora questi due anni con dati e fatti.  Si parte dalla lettera inviata nella chat degli arbitri, un messaggio chiaro, netto e di lotta in difesa dell’associazione degli arbitri, “Associazione attuale stuprata da mestieranti della poltrona e del voto “. Al suo messaggio, al suo grido di giustizia e trasparenza, vi furono due reazioni: quella scomposta dei media e dei giornali a caccia dello scoop e quello dei piani alti dell’AIA, l’associazione italiana arbitri: un silenzio assordante.

Ci provarono Le Iene a scalfire la sua armatura, con un’inchiesta orchestrata dall’alto, volti coperti, uomini incappucciati ad accusarlo, ancora, senza mostrarsi. Perché? Chi o cosa avevano da nascondere?  Domande che allora non trovarono risposte.

Abbattista dichiarò serenamente che avrebbe parlato solo con le Istituzioni sportive e di governo.  Dopo queste dichiarazioni, semplici e sicure di chi parla in maniera lucida e credibile, crollarono i primi castelli di sabbia dell’accusa (laddove mai ce ne fosse stata una nelle sedi opportune e non in televisione) e pian piano iniziarono a tremare i forum arbitrali e, forse, a vacillare le prime poltrone, sin troppo comode fino a questo punto.

Nel frattempo però la macchina del fango continuava, come detto in precedenza, su Italia 1 e in prima serata con Le Iene e milioni di telespettatori all’ascolto. Ma c’è un colpo di scena, in diretta tv l’allora conduttrice Veronica Gentili concede il diritto di replica ad Abbattista dopo un servizio a senso unico di accusa nei confronti, tra gli altri, di Abbattista. Si tratta, dati e sentenze alla mano, di un’ammissione di colpa.

Ed ecco che pochi giorni dopo, Abbattista si presenta, senza ombre e senza cappuccio come il suo accusatore, ai microfoni delle Iene. Anche Filippo Roma, la “Iena” che aveva seguito il caso arbitri, si ravvede. Meglio tardi che mai…

Questo il lucido commento di Abbattista: “la cosa che serve oggi è riscrivere le regole dell’associazione, con principi di equità, con il senso di giustizia. Dotare l’Aia di un organismo di controllo e di revisione terzo, al di sopra delle parti, lo dobbiamo anche agli italiani e ai tanti tifosi”.

In quel momento, nonostante le gravi anomalie segnalate, nessuno dei vertici dell’Aia fece passi indietro.  Oggi, uno di loro, Gravina, ha rassegnato le dimissioni per motivi non legati all’inchiesta,  l’altro, Rocchi, risulta indagato. All’appello mancherebbe Pacifici, Presidente Aia.

E allora, dopo aver riavvolto i nastri di questa spiacevole storia, in cui Abbattista si è ritrovato a doversi difendere da accuse sinora dimostratesi infondate, ci si domanda: chi muove le fila di queste accuse? Perché e con quale fine? Forse chi oggi è accusato e si rifiuta di rispondere alle domande degli inquirenti? Chi è l’uomo incappucciato che accusava nella trasmissione le Iene? Quale ruolo potrà giocare, in questo triste storia, chi domani siederà ai piani alti della FIGC al posto di Gravina? Certamente quella poltrona vuota avrà un peso importante e si dovrà fare molta attenzione ad assegnarla alla persona giusta. Un reset è necessario, si diceva in precedenza. Ma non sarebbe il caso a questo punto, dati e sentenze alla mano, di far ripartire il rinnovamento da chi ha visto il sistema dall’interno e lo ha combattuto a rischio di mandare all’aria la propria carriera?

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