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Slow Food contro le deroghe: il seme non autoctono minaccia la cozza nera di Taranto

Slow Food Italia e Slow Food Puglia hanno espresso una forte e netta contrarietà all’ipotesi, circolata di recente, di una possibile deroga all’ordinanza 8/2022 del Comune di Taranto. Tale provvedimento vieta rigorosamente l’introduzione di seme di cozza non autoctono all’interno dei Seni del Mar Piccolo, un ecosistema unico ma particolarmente fragile. L’eventuale apertura all’importazione di mitili alloctoni viene definita dalle associazioni come un pericolo concreto per l’ambiente, per l’economia locale e per il futuro della mitilicoltura tarantina, dove quasi cinque anni fa è nato il Presidio Slow Food della cozza nera.

L’ordinanza comunale del 2022 era stata pensata proprio per evitare che l’immersione di mitili con caratteristiche differenti potesse favorire l’ingresso di specie aliene (come alghe e invertebrati), potenzialmente responsabili di inquinamento biologico, danni all’ecosistema e rischi per la salute pubblica.

Crisi climatica e rischi sanitari: perché il seme alloctono non è la soluzione

La crisi che sta colpendo i mitilicoltori locali — legata alla grave moria del seme di cozze causata dalle temperature eccezionalmente alte registrate negli ultimi mesi a causa della crisi climatica — non può essere affrontata introducendo materiale esterno. Secondo Slow Food, ricorrere a semi alloctoni non risolverebbe la crisi in corso, ma rischierebbe di innescarne di nuove, tra cui la diffusione di patologie in grado di compromettere definitivamente l’equilibrio marino e la stabilità lavorativa dei produttori.

Slow Food Italia è al fianco dei mitilicoltori e il Presidio Slow Food – garanzia di qualità e tracciabilità del prodotto – è lo strumento con cui, da tempo, l’associazione li sostiene. Spalancare le porte a materiale genetico di origine ignota significa sacrificare l’unicità e il valore del loro lavoro, cancellando gli sforzi di tutela fatti fino a questo momento.

L’associazione ribadisce quindi la necessità di difendere la tracciabilità, la qualità e l’identità della cozza nera tarantina (Mytilus galloprovincialis), rifiutando scorciatoie che rischiano di vanificare anni di rigorosi sforzi orientati alla tutela ambientale e alla valorizzazione del territorio.

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Redazione
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