Si apre una settimana importante per il futuro del polo siderurgico di Taranto e per l’intera vertenza dell’ex Ilva. Domani, martedì 27 ottobre 2026, è infatti fissato a Roma, nella Sala Verde di Palazzo Chigi, l’atteso vertice tra il Governo e le organizzazioni sindacali. Un appuntamento che arriva in un momento di estrema tensione economica e sociale, segnato dalla necessità di sciogliere i nodi legati alla continuità industriale, alla salvaguardia dei livelli occupazionali e alle prospettive di decarbonizzazione dell’impianto.
Intanto, sul fronte operativo, gli impianti dell’area a caldo restano attivi in regime di preriscaldo — una misura temporanea confermata in attesa dei prossimi passaggi istituzionali e delle decisioni giudiziarie, con una finestra temporale stimata che traguarda la metà di dicembre.
Le richieste dei sindacati e i nodi sul tavolo del Governo
Il confronto di domani fa seguito alla piattaforma comune elaborata dalle rappresentanze sindacali (Fim, Fiom, Uilm e Usb) e al ciclo di mobilitazioni e proteste che nelle scorse settimane ha visto i lavoratori e il territorio tarantino scendere in piazza per pretendere risposte certe.
Le richieste al centro del tavolo istituzionale restano chiare:
Garanzie occupazionali e di reddito: tutele concrete per i lavoratori e gestione degli ammortizzatori sociali strettamente legata alla continuità e alla sicurezza degli impianti.
Prospettive industriali e cessione: chiarimenti definitivi sulle procedure di vendita in corso e sul ruolo dell’intervento pubblico nella transizione.
Salute e compatibilità ambientale: un equilibrio stringente tra la produzione siderurgica, la tutela sanitaria della comunità ionica e gli impegni di decarbonizzazione.
L’attesa per l’incontro di domani è altissima: i sindacati hanno ribadito che la fase degli annunci è terminata e che servono impegni formali e vincolanti per evitare il collasso definitivo del più grande stabilimento siderurgico d’Europa e tutelare il futuro economico del Mezzogiorno.












