Sanità, il Gruppo regionale di Direzione Italia presenta la proposta per la riduzione delle liste d’attesa

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Come contenere il grave problema delle liste d’attesa per le prestazioni sanitarie in ambito ospedaliero e territoriale? Per i consiglieri di Direzione Italia/NCI non si può prescindere da nuove assunzioni, perché esiste una carenza strutturale di medici che lede il diritto costituzionalmente garantito alla salute, come del resto è stato sentenziato dal Tar della Puglia soltanto pochi giorni fa.

Una direzione contraria rispetto all’altra proposta attualmente sul tavolo, che parte dalla sospensione dell’attività libera intramoenia sotto determinate condizioni presentata da Fabiano Amati (Partito Democatico).

Nel corso di una conferenza stampa il capogruppo Ignazio Zullo ed i consiglieri Luigi Manca, Renato Perrini e Francesco Ventola, hanno presentato la loro controproposta legislativa a quella del consigliere del Partito democratico Fabiano Amati.

Zullo ha spiegato che l’iniziativa di Amati ha un sapore demagogico e punitivo nei confronti dei medici, perché la sospensione dell’attività libero professionale intramuraria dei medici non risolve il problema delle liste d’attesa.

Zullo e gli altri consiglieri del Gruppo Dit, ringraziano Amati per aver posto all’attenzione del Consiglio regionale questo tema. “siamo disponibili a collaborare” – ha detto Zullo – senza però dare i medici in pasto all’opinione pubblica”.

Luigi Manca, medico chirurgo senologo, ha sottolineato che è necessario porsi il problema delle liste di attesa non solo per quanto riguarda la diagnostica, ma anche per l’interventistica. “È ingiusto immaginare di puntare il dito contro i medici – ha detto – che lavorano tantissime ore con il rischio di abbassare il livello della prestazione per stanchezza fisica”. Manca ha anche suggerito che in talune circostanze sarebbe opportuno che il pubblico, laddove necessario, chiedesse aiuto al privato.

Renato Perrini ha ricordato che nel suo territorio, in particolare a Taranto, sono stati investiti 70 milioni per macchinari, ma manca il personale: “questo è scandaloso” – ha detto – a Taranto c’è una emergenza totale”.

Francesco Ventola ha sottolineato che è stata depositata da tempo una interrogazione su questa materia ma non è mai arrivata una dal presidente/assessore alla sanità. “Mi arrivano continuamente messaggi da cittadini che sono in difficoltà – ha detto – in particolare uno degli ultimi mi ha comunicato che per fare una mammografia dovrà aspettare febbraio del 2019. Non è accettabile. Questo fa saltare qualunque ragionamento sulla necessità di fare prevenzione”.

Con questa proposta di legge di Dit, si accende il faro sul ruolo dei direttori generali che devono per propria competenza monitorare la situazione delle liste d’attesa sul proprio territorio di competenza, utilizzando le prestazioni e l’attività oltre che delle aziende ospedaliere universitaria, degli IRCCS pubblici e privati, delle strutture sanitarie dipendenti da Enti ecclesiastici e delle strutture sanitarie private e accreditate.

In caso di mancato rispetto dei tempi di attesa i direttori generali hanno quattro opzioni:

La ridefinizione qualitativa e quantitativa dei volumi di attività e della tipologia delle prestazioni delle strutture pubbliche e private accreditate mediante rivisitazione dell’accordo contrattuale;

La riprogrammazione delle ore di medicina specialistica interna;

Mediante prestazioni richieste in via eccezionale e temporanea ad integrazione dell’attività istituzionale delle aziende ai propri dirigenti allo scopo di ridurre le liste d’attesa o di acquisire prestazioni aggiuntive, soprattutto in presenza di carenza in organico ed impossibilità anche momentanea di coprire i relativi posti con personale in possesso dei requisiti di legge;

Attraverso l’applicazione della legge che prevede che in caso di mancato rispetto dei tempi di attesa, l’assistito può chiedere che la prestazione venga resa nell’ambito dell’attività libero-professionale intramuraria, ponendo a carico dell’azienda unità sanitaria locale di appartenenza e dell’azienda unità sanitaria locale nel cui ambito è richiesta la prestazione, in misura eguale, la differenza tra la somma versata a titolo di partecipazione al costo della prestazione e l’effettivo coso di quest’ultima, sulla scorta delle tariffe vigenti. Nel caso in cui l’assistito sia esente dalle predetta partecipazione, l’azienda unità sanitaria locale di appartenenza e l’azienda unità sanitaria locale nel cui ambito è richiesta la prestazione, corrispondono, in misura uguale, l’intero costo della prestazione.

Zullo chiede il confronto con Amati per lavorare in sintonia, pur partendo da idee diverse, per affrontare e risolvere questo problema molto importante per i nostri cittadini.

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