Mentre la crisi dell’ex Ilva – ArcelorMittal non fa dormire sonni tranquilli ai lavoratori dell’impianto siderurgico di Taranto, in città c’è chi vorrebbe spegnere tutto e ripartire per un futuro ambientalmente sostenibile e chi non intende perdere il proprio lavoro. Quello tra ambiente, salute e lavoro, a Taranto, è un drammatico tira e molla che va avanti da anni, purtroppo a danno della popolazione che ogni giorni deve fare i conti con l’insalubrità dell’aria e del terreno.
Eppure di esempi di sedi industriali integrate nelle città e sostenibili ce ne sono in ogni parte del mondo. Perchè a Taranto, invece, bisogna scegliere tra il lavoro e la salute, tra il siderurgico e l’ambiente?
Intanto l’Europa continua ad avere l’Italia nel mirino perchè non si adegua alle sentenze della Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo.
Per questo una serie di associazioni tarantine hanno scritto a Giuseppe Conte, ieri in città. Per sostenere le ragioni della Corte Europea e per chiedere di essere coinvolti nei processi decisionali che ocinvolgono l’intera città jonica. Ecco il testo.
“Presidente, il 24 gennaio 2019 è stata emessa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo una sentenza sovranazionale di condanna dello Stato italiano per non aver protetto la salute di noi tarantini per la questione ILVA con l ‘obbligo di porre rimedio alla situazione nel più breve tempo possibile. Questa sentenza è diventata definitiva il 24 giugno 2019.
Noi cittadini abbiamo successivamente mandato alla CEDU delle memorie su quello che continua a succedere a livello governativo per Taranto che non sembra andare nella direzione indicata dalla sentenza.
Pertanto, il giorno 11/10/ 2019 la Corte ci ha comunicato l’apertura di un nuovo procedimento contro lo Stato italiano per violazione dei nostri diritti alla vita ed alla salute, in seguito ad un altro ricorso da noi presentato.
Per una nuova pratica adottata dalla Corte, è iniziata una prima fase non contenziosa per permettere alle parti la possibilità di arrivare ad un accordo. Se le parti non arriveranno ad un accordo, si aprirà la seconda fase del contenzioso che, a nostro parere, non potrà che condurre ad una nuova condanna dello Stato italiano, se continueranno ad esserci normative che ledono i nostri diritti fondamentali alla vita ed alla salute.
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo ha invitato le parti a discutere il 23/01/2020 la possibilità di un accordo che per noi non potrà non partire dal fermo immediato degli impianti pericolosi, non a norma, sotto sequestro penale, perché ” causano malattie e morti” come certificato dalle perizie del Tribunale di Taranto.
Inoltre, vogliamo cogliere l’occasione, con la presente, di chiederLe di inserire, al pari dell’Ordine dei Medici, della Camera di Commercio, dell’Autorità portuale, della Marina militare, i rappresentanti dei docenti e delle altre categorie professionali, le scriventi associazioni tra gli stakeholders del gabinetto di crisi, che così prontamente Lei stesso sta organizzando.
In attesa di un Suo positivo riscontro, distintamente La salutiamo”.
Prof.ssa Lina Ambrogi Melle – Comitato donne e futuro per Taranto Libera
LiberiAmo Taranto Aps
Genitori tarantini Ets
Comitato quartiere tamburi
Lovely Taranto Ets
WWF Taranto
Cittadini Attivi











