L’anacronismo del parlare di solidarietà femminile nel 2015 sta tutto nel fatto che se ne parli ancora, dopo decenni trascorsi nel tentativo di esacerbare la figura della donna da quel silenzioso stato di torpore decisionale a cui l’uomo l’ha relegata dalla notte dei tempi.
L’Italia è degna rappresentante di questo concetto trogloditico; le statistiche poco importano, anche se avallano pienamente questo concetto dimostrando l’esiguo numero di donne che ricoprono ruoli di prim’ordine all’interno di aziende e nello stesso governo.
Sono i fatti quelli che contano, é il potere decisionale che conta.
Quindi, a fronte dei ministri Boschi, Pinotti e Lorenzini e della Mogherini in Europa (fumo negli occhi per giustificare le “quote rosa”, dati i ruoli di comprimarie nei One Man Show della politica nazionale e continentale), ci ritroviamo davanti alla dura realtà quando gli uomini mettono le cose in chiaro negli stessi luoghi dove la Democrazia dovrebbe trovare la sua massima espressione.
Così, nell’aula del Senato si consuma una pantomima degna della peggior commedia italiana di grana grossa degli anni ’70, con due senatori verdiniani (definiamoli così perché sono degli apolidi della politica) che mimano due gesti sessualmente allusivi nei confronti di una collega del M5S, invitandola a tapparsi la bocca…
Ovviamente, volano parole come “porco” e “maiale”, mentre i due diretti interessati alzano le mani con una faccia come per dire “io non ho fatto nulla!”, senza che un cavaliere si avvicini per prenderli a sberle costringendoli a chiedere immediatamente scusa alla diretta interessata.
Si, sberle: perdonate l’uso della violenza ma non è mai troppo tardi per imparare l’educazione quando, da bambino, evidentemente non te l’ha mai insegnata nessuno.
Morale della favola: 5, dico cinque, giorni sospensione dai lavori della camera per i due beceri individui e fine della storia. Polemica che va scemando e via verso l’approvazione della riforma di legge Boschi (che, proprio per dire le cose come stanno, la stessa Boschi ha detto che lei non c’entra nulla con ‘sto decreto, dato che l’aveva scritto Napolitano). Ora, qualsiasi paese di buon senso avrebbe comminato una punizione esemplare, con un fronte coeso tra le donne e gli uomini del senato: e invece, a fronte di pochissimi elementi che hanno violentemente stigmatizzato gli avvenimenti, c’è chi ha tentato addirittura di minimizzare.
Perché, diciamo la veritá, due voti in meno potrebbero essere un ostacolo incredibile per un governo appeso agli appoggi esterni. Quindi, per il derby scudetto i giocatori potranno tornare in campo regolarmente.
Ma cosa accade quando le stesse donne ridicolizzano la loro figura, le loro lotte, la loro emancipazione?
In contemporanea a questo bailamme socio-politico, ci pensa un groppuscolo di pseudo-femministe a peggiorare la situazione, prendendosela niente di meno che con un pericolosissimo soggetto: Anna Tatangelo. Quella Tatangelo che “trent’anni e ne dimostra cinquanta!”, “rovina famiglie!”, “arrampicatrice sociale!”. Eh, proprio lei! Stavolta pare l’abbia fatta grossa… Ebbene, ha posato nuda, con il seno coperto dal suo braccio, per sensibilizzare la lotta contro il tumore al seno della LILT.
Ma come! una con il seno rifatto, gli addominali perfetti in bella vista e le sopracciglia tatuate? Ma stiamo scherzando? hanno pensato in tante, tra cui donne ammalate di cancro, blogger, twit-star e Selvaggia Lucarelli.
E via all’ennesima polemica con, questa volta, donne contro donne. Praticamente, un corto circuito causato, nella maggior parte dei casi (escludendo l’oggettiva sensibilitá di chi, purtroppo, soffre o ha sofferto di questo male), da elementi bramosi di protagonismo, votate alla polemica ad ogni costo. Inutile le dichiarazioni della cantante, che si dice allibita e disgustata. Tanto, oramai l’etichetta gli è stata affibbiata da quelle stesse donne che dovrebbero solo lodare, concentrarsi e aiutare a diffondere in ogni modo la causa che rappresenta.
Da che mondo e mondo, la scelta di un testimonial famoso è stata sempre alla base della sensibilizzazione di qualsiasi campagna mediatica, a maggior ragione se a tratta di una buona causa. Prendersela con la bellezza (degustibus) della Tatangelo é talmente ridicolo da far passare in secondo piano il vero senso della sua presenza sui manifesti.
E sancisce un’amara veritá: se in una mano si impugna una spada per lottare, nell’altra bisogna sempre tenere uno scudo. Perché bisogna difendersi dai colpi.
Soprattutto dal fuoco amico.













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