Se, finora, a tutti gli appuntamenti di questa XX stagione, ha arriso il successo, dalla serata inaugurale recensita da questa testata, ai successivi appuntamenti pure recensiti, (2) la penultima serata, quella dedicata ad AlvoPart e Marin Palmieri (Musica per l’Infinito), ospitata eccezionalmente dalla capiente chiesa di San Sabino, letteralmente gremita di pubblico, è stata trionfale. Non bisogna stupirsi, se ieri sera (martedì 1° dicembre) il pubblico, pur abbastanza numeroso ed attento, non era quello delle grandi occasioni. Chi ha disertato, tuttavia, si è perso un concerto gradevolissimo e non privo di sorprese interessanti. Ritorno al Nuovo Abeliano, per ascoltare Fantasie d’opera: la trilogia popolare di Giuseppe Verdi. In scena I Solisti del Collegium Musicum, MICHELE BOZZI, flauto, GIUSEPPE GIANNOTTI, oboe, GIAMBATTISTA CILIBERTI, clarinetto, ANTONIO PICCIALLI, pianoforte.
Nel presentare la serata avevo scritto: “stupisce ancora una volta Rino Marrone, direttore artistico del Collegium, nel confezionare programmi di straordinario interesse. Si accosta questa volta al nostro più grande compositore del melodramma. Il più popolare. Ma il programma non è per nulla scontato e presenta ben due prime esecuzioni assolute.” Ero stato avaro: le prime esecuzioni di Rino Campanale sono state autentiche rivelazioni, tant’è che l’ultima è stata bissata, come si suol dire, “a grande richiesta”. Ma non anticipiamo oltre. Procediamo con ordine. Abbiamo ascoltato, in apertura della serata, di Paul Agricole Genin, la Fantaisie sur “La Traviata”, Opéra de Giuseppe Verdi pour Flute avec accompagnement de Piano op.18, un brano che ha esaltato il virtuosismo del flauto, in cui Michele Bozzi, ben sostenuto dal pianista Antonio Piccialli, ha dimostrato di essere totalmente a proprio agio. Pubblico catturato. Subito dopo la prima delle due prime esecuzioni: di Rino Campanale “El trovador”, Fantasia concertante sull’opera “Il trovatore” di Giuseppe Verdi per oboe e pianoforte. La composizione era stata commissionata al M° Campanale dal Collegium Musicum, e mi ha fatto scoprire un compositore dalla vena romantica di una delicatezza estrema nei toni, ben resa dall’oboista Giuseppe Giannotti. E’ stata, quindi, la volta del brano di Luigi Bassi, su motivi dell’opera “Rigoletto” di Giuseppe Verdi, Fantasia di concerto (revisione di Alamiro Giampieri) per clarinetto e pianoforte. Siamo tornati ad un momento di esaltazione del virtuosismo, non disgiunto da note di musicalità, a momenti, travolgenti. Se la prestazione del pianista è stata sempre all’altezza dei suoi partners, Giambattista Ciliberti ed il suo clarinetto hanno dato una grande prova che il pubblico ha apprezzato con prolungati applausi. Dei fratelli Franz e Karl Doppler, entrambi flautisti e compositori, abbiamo poi ascoltato Rigoletto-Fantaisie duo concertante op. 38 per flauto, clarinetto e pianoforte, che richiedeva un notevole affiatamento tra i tre strumentisti. Prova che Bozzi, Ciliberti e Piccialli hanno brillantemente superato.
Dulcis in fundo, di Rino Campanale (nella foto) “Brindisi finale” da Giuseppe Verdi, altra commissione del Collegium Musicum, ovviamente anche in prima esecuzione assoluta, per flauto, oboe, clarinetto e pianoforte. La delicatezza della composizione di Rino Campanale e la sua vena romantica si erano già appalesate nel primo suo brano. Quest’ultimo ha permesso, invece, di apprezzare fraseggi francamenti non comuni, che fanno della sua musica qualcosa non solo di estremamente gradevole, ma oserei dire da non perdere. Sbaglierò, ma di Rino Campanale sentiremo parlare e non poco.
Prossimo appuntamento: 15 dicembre con Divertissement, per ascoltare l’ensemble diretto da Rino Marrone in Mozart, Ibert ed ancora Mozart-Schichkele.












