Suburra dal latino: sotto l’urbe. Nell’antica Roma era ampia area a valle di quella monumentale che si estendeva al Quirinale all’Esqulino. Suburra ancora, nel linguaggio comune, ha il significato generico di luogo malfamato, teatro di crimini e immoralità.
E la Suburra di Stefano Sollima è la fogna sul sentiero dorato di Oz. Dopo il successo di Romanzo Criminale Stefano Sollima torna sul grande schermo con un nuovo giallo. Un intreccio di vite che hanno un un nodo instestinale in cui si intrecciano politica e malaffare.
È la Roma del novembre 2011. L’anno delle dimissioni di Berlusconi e di papa Ratzinger. È la Roma di depravazioni d’alto borgo, e puttane e politica, e droga e danaro. Un cancro che affonda le radici nell’accordo tra sesso, soldi e sangue; tra mafia e politica e diffonde le sue metastasi dal negozietto alla grande edilizia, a qualsiasi costo, a colpi di pistola. Se il potere logora chi non ce l’ha, può uccidere chi lo agogna oltremodo.
Il regista ha dalla sua attori d’esperienza e talento: Pierfrancesco Favino nella parte del politico osceno e corrotto; Elio Germano faccendiere e organizzatore al servizio dei vizi dei potenti; Claudio Amendola nel capo dei capi; e Greta Scarano che vince su tutto. Tossica e debole, ma fottutamente innamorata dell’erede mafioso che ambisce a trasformare Ostia in Las Vegas. Anche in Suburra alla fine vince l’amore. Restano vivi solo i caratteri in apparenza più deboli, forse perché alla fine sono i più coerenti a se stessi.Basato sul romanzo omonimo di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini, rinuncia alla grandezza, ma non alla qualità, come dimostrato anche dalle scelte musicale che accompagnano le scene arricchendole di accenti emozionanti.












