Fare rete per garantire migliori prestazioni, più rapide ed efficienti ed evitare spesso quei dispendiosi viaggi della speranza verso centri specializzati di altre regioni. Soprattutto perchè in Puglia le professionalità sono di avanguardia.
Ma per farlo è necessario lavorare e migliorare l’integrazione delle varie realtà oncologiche puglesi, e se molto è stato fatto sulla rete oncologica, è vero anche che ci sono ancora delle criticità ed anomalie che devono essere affrontate e superate.
E’ questo il senso delle audizioni di ieri in Regione Puglia per fare il punto della situazione sulla rete oncologica regionale e soprattutto tracciare linee per superare tutte le problematicità ancora in campo.
“La rete oncologica pugliese è ormai una realtà che garantisce omogeneamente l’offerta sanitaria oncologica, con l’obbiettivo di qualificarla ottimizzando risorse ed eccellenze da sempre presenti sul territorio”. Così Giammarco Surico, coordinatore regionale della rete oncologica pugliese, in audizione nella III Commissione presieduta da Pino Romano.
Uno sforzo tra i più complessi, secondo Surico che però ha ottenuto ottimi risultati.
Infatti la rete oncologica pugliese è una delle sette reti regionali attive e l’unica al Sud con la vera chiave di volta organizzativa rappresentata dai Centri di Orientamento Oncologico (I COrO) divisi in quattro macro aree.
“Non tutti i COrO sono attivi, – ha continuato Surico – ma hanno l’importante compito di orientare e supportare il <nuovo> paziente oncologico o sospetto oncologico e assicurarne l’avvio della presa in carico. Fungono, pertanto, da elemento cardine per la gestione della continuità assistenziale della persona ammalata attraverso molte funzioni che vanno dalla prima visita oncologica all’attivazione dello psico-oncologo e dell’assistente sociale, oltre che gestire la documentazione cartacea e informatica e fungere da collegamento con il Registro Tumori”.
“Grazie a questi sforzi oggi i pugliesi possono contare su una presa in carico del paziente oncologico e sul mantenimento di tale presa in carico, per tutto l’iter di cura, nonché su un approccio multidisciplinare della patologia. Circostanze di vitale importanza per i cittadini colpiti e per le loro famiglie, puntando anche sulle cure sperimentali” – ha sottolineato il responsabile della RoP.
Secondo Surico la vera sfida per l’innovazione, quello su cui bisogna scommettere nell’immediato è la rete genetica e la biologia molecolare, “elementi fondamentali per un buona oncologia”.
Per il consigliere Mario Conca è fondamentale un controllo serrato sulle liste d’attesa, per Nino Marmo servono maggiori controlli e sanzioni laddove necessario, per Donato Pentassuglia servono più professionalità specifiche per evitare il turismo sanitario, per Luigi Manca vanno eliminate le criticità soprattutto relative ai tempi ed alla qualità della prestazione sanitaria.
Il presidente Pino Romano ha parlato di necessità di spirito collaborativo. “La Puglia aveva un a migrazione per le cure chemioterapiche che al momento si è notevolmente ridotta – ha detto – e questo può accadere sempre di più soprattutto se si pubblicizzano le nostre eccellenze che esistono e non vanno mortificate”.
Salvatore Pisconti direttore del Dipartimento integrato dell’area jonico salentina ha sottolineato come il risultato raggiunto sia frutto di un lavoro di squadra messo in campo con l’obiettivo di invertire i vecchi principi: “oggi sono il paziente ed il medico generico che si rivolgono alla rete oncologica, scatta quindi la presa in carico del malato che sarà guidato nell’intero percorso, questo riduce i tempi di attesa e l’ansia”.
Vito Antonio Delvino, direttore Generale IRCCS Giovanni Paolo II Bari ha sottolineato che “ogni rete rappresenta un esempio di grande efficienza perché ottiene il massimo risultato compatibile con il minimo dei materiali impiegati. In tale ottica saranno le reti in genere a garantire la compatibilità economica del nostro sistema sanitario. Ma la ROP ha anche l’obiettivo di migliorare la qualità dell’assistenza in tutta la regione mediante la condivisione dei PDTA e la libera circolazione delle competenze e delle informazioni”.
Vito Troiano, direttore del dipartimento donna dell’Istituto tumori Giovanni Paolo II e componente della Commissione nazionale rete oncologica, ha parlato della necessità di modificare il pensiero di cura, con la presa in cura del paziente che non è ancora del tutto assimilato nel nostro sistema sanitario.“Con la rete oncologica si è fatto un grande passo avanti. Dobbiamo investire sempre di più nella terapia genetica e dare importanza alle banche del tessuto – ha detto – oltre ad imparare, noi del Sud, a metterci in vetrina per pubblicizzare le nostre eccellenze”.












