Un altra gravissima vertenza sindacale si sta per aprire nel nostro territorio. Mentre respirano (o meglio, tirano il fiato) le migliaia di lavoratori della Natuzzi ora sono i 197 dipendenti della Termosud-Ansaldo di Gioia del Colle ad essere sulla dolorosa graticola della mobilità.
Costa troppo produrre pezzi di caldaie a Gioia del Colle. Troppo rispesso ai 10 euro che si spendono nei paesi “low cost” (dove però sono low cost anche i diritti dei lavoratori e le condizioni di lavoro).
Il 10 aprile 2015 l’unità produttiva di Gioia del Colle della Ansaldo, che si occupa esclusivamente della fabbricazione di boiler, terminerà la propria attività produttiva, mettendo in mobilità i 197 addetti dell’impianto gioiese. L’azienda ha, dunque, formalmente avviato la procedura per il licenziamento collettivo dei suoi dipendenti.
La decisione è stata presa – si legge nella lettera – a causa della riduzione degli ordini di acquisti, una “forte contrazione dovuta alla crisi mondiale e alla competizione con aziende a livello globale che producono in paesi Low Cost.
Secondo l’azienda “nel 2014 la Società si è vista costretta a rivedere la propria politica di offerta che è stata allineata ai prezzi di mercato generando una conseguente drastica riduzione dei margini tale da rendere insostenibile la situazione attuale ove non si considerassero drastici interventi”.
E l’analisi effettuata anche con consulenti esterni ha evidenziato come il costo di produzione dello stabilimento di Goia del Colle “è la causa determinante della perdita di competitività del Boiler Ansaldo”: 38 euro sarebbe il costo medio orario di produzione nello stabilimento gioiese, contro i 10 euro nei paesi concorrenti “low cost”.
A Gioia del Colle attualmente sono impiegati 1 Dirigente, 46 impiegati (4 quadri) e 150 operai addetti alla produzione.
Per questi 197 lavoratori l’Ansaldo, nel linguaggio freddo e burocratico della lettera, parla di “procedura” da espletare entro e non oltre il 10 aprile prossimo, con tutti e soltanto gli strumenti previsti dalla legge (ovvero i due anni in mobilità prima di un problematico reinserimento nel mondo del lavoro).
Tra i primi a prendere posizione il sindaco di Gioia del Colle, Sergio Povia. “Difenderemo, per quanto possibile – ha scritto Povia – i diritti dei lavoratori e delle loro famiglie, ma anche il diritto del nostro territorio di non essere privato di un importante perno della sua economia”.
La legge, peraltro, attribuisce 75 giorni per costituire un tavolo presso il Ministero dello Sviluppo Economico.
“L’amministrazione comunale di Gioia del Colle – dice – si impegna ad essere soggetto attivo insieme a tutti gli altri stackeholder che vorranno dare il proprio contributo alla definizione di soluzioni atte a tutelare impresa, territorio e profilo occupazionale”.
“Questo è il prezzo da pagare per un’Europa fondata esclusivamente su obblighi contabili e finanziari, e non sull’uniformità di regole per il rispetto dei diritti e delle dignità delle persone e dei lavoratori”.
Lo dichiara il Presidente del Gruppo regionale di Forza Italia, Ignazio Zullo. “Le imprese – aggiunge – per natura genetica inseguono il profitto e sono spinte a de-localizzare la produzione in altri Paesi, dove il costo del lavoro è di circa 10 euro all’ora, contro i 40 euro circa in Italia. L’elevata tassazione, assieme ad una burocrazia opprimente e farraginosa, hanno fatto dell’industria italiana un sistema non competitivo non solo a livello mondiale (dove ci sono Paesi che, come la Cina, hanno condizioni di lavoro molto diverse dalle nostre); ma anche a livello europeo. Basta varcare il confine italiano per fare impresa con condizioni economiche e burocratiche avanti anni luce dalle nostre. Questo ci penalizzerà sempre e se non ci batteremo per ribaltare le cose, saremo sempre perdenti”.
“Allora, come ho sempre sostenuto, se l’Europa vuole continuare ad imporre obblighi finanziari, deve far si che gli Stati membri si pongano sulla stessa linea di partenza, con regole uniformi e uguali per tutti: dalla tassazione alla burocrazia, senza dimenticare il rapporto con lo Stato e i suoi controlli. Un essere umano deve essere rispettato nei diritti e nelle dignità allo stesso modo tanto in Italia quanto in altri Paesi europei e in Cina; e questa è una lotta politica da portare avanti con fermezza. Infine – conclude Zullo – la Regione potrebbe intervenire così come ha fatto di recente per altre vertenze: i lavoratori di Gioia del Colle non sono di serie ‘b’ e si deve almeno tentare un ultimo confronto con i vertici aziendali”.
Lo stabilimento di Gioia del Colle è uno dei più grandi stabilimenti di produzione di caldareria in Europa. Dedicato alla costruzione di parti in pressione, i componenti critici della caldaia, si estende su una superficie di circa 300.000 mq, di cui 75.000 mq coperti, ed è dotato dei più avanzati mezzi di produzione.











