HomeCronacaCosti farmaceutici: troppi pugliesi rinunciano a curarsi

Costi farmaceutici: troppi pugliesi rinunciano a curarsi

Cure e farmaci troppo costosi, e molti rinunciano a curarsi. Questo è uno dei problemi più gravi ed impellenti di cui la prossima legislatura regionale ha il dovere di occuparsi, ma su cui troppo poco si parla. Si preferisce litigare sulle nomine dei direttori delle Asl, sui milioni di euro per l’acquisto di macchine troppo spesso inutilizzate, e si parla molto poco di come si potrebbe, praticamente a costo zero, abbassare di parecchio il costo dei farmaci, soprattutto quando vengono venduti in dosi eccessive per i cicli terapici. Ma questo alle case farmaceutiche non piace che venga detto e scritto.

“Circa l’11% dei pugliesi rinuncia alle cure perché divenute troppo costose. Per questo, ho depositato una proposta di legge che, ispirandosi ai valori della solidarietà sociale, punta al riutilizzo dei farmaci non scaduti e al contenimento della spesa farmaceutica”.

Lo annuncia il Vicepresidente del Consiglio regionale, Nino Marmo.

“A questi dati – prosegue – vanno aggiunti, per meglio comprendere la portata della proposta, quelli inerenti alla struttura demografica pugliese. In particolare, secondo recenti studi svolti dall’IPRES, la Puglia è connotata da una grossa componente di persone anziane, più deboli ed esposte al rischio di patologie. Ergo, anche i primi a far uso di farmaci. In un quadro economico come quello attuale, dove la crisi piega le fasce deboli della popolazione e i pensionati, pensare al riutilizzo dei farmaci non scaduti e in buono stato rappresenta un contributo concreto per sostenere i cittadini. Nella mia proposta, spetta alla Giunta individuare le modalità di recupero e di riutilizzo dei medicinali, assieme a tutto l’aspetto inerente ai controlli. Mi auguro che la Commissione competente affronti subito il punto – conclude Marmo – per dare una mano concreta ai cittadini in difficoltà, senza aggravio di costi per le casse regionali”.

Il punto di partenza potrebbe essere proprio la possibilità di vendere farmaci in dosi utili e non in confezioni. In paesi molto più avanzati del nostro (pensiamo agli Stati Uniti, ma anche alla Romania, alla Bulgaria, alla Polonia…) questa è la normalità da decenni. Perchè da noi non se ne parla affatto?

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Redazione
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