La crisi di Lehman Brother e la bolla globale esplosa nel 2008 ha fatto piovere miliardi di aiuti pubblici (denaro dei contribuenti) nelle casse degli Istituti di credito di mezzo Continente in difficoltà. Il cosiddetto bail out (garante esterno), ovvero la pratica finanziaria che permetteva di operare per mano governativa il risanamento degli istituti di credito privati.
Ma dal 1° Gennaio 2016 si passa al bail in (garante interno), ovvero non saranno più permessi interventi di agenti esterni nelle sofferenze bancarie. In sostanza, in caso di insolvenza di una Banca commerciale, cooperativa o popolare, a risponderne saranno soltanto i capitali interni (azionisti, obbligazionisti), compresi i semplici correntisti in ultima istanza, seguendo una precisa gerarchia di rischio.
Con il recepimento della BRRD (Banking Recovery and Resolution Directive) passano anche due nuovi meccanismi di coesione bancaria. Uno riguarda la vigilanza unica sotto l’occhio della BCE (già a partire dal 1° Novembre 2014) e l’altro è il Meccanismo unico di risoluzione. Una sorta di cuscinetto per ammorbidire il bail in – in caso di dissesto finanziario, con l’utilizzo di un fondo centralizzato europeo in cui ogni anno le Banche versano quote in proporzione alla loro grandezza.
Tuttavia il rischio effettivo per i correntisti, e quindi per tutti i titolari di conti corrente, conti di deposito e certificati di deposito, è mitigato dal Fondo Interbancario di Garanzia che copre interamente le somme fino a 100mila euro. Questa soglia opera nominativamente e per singolo istituto. Cioè se presso una stessa Banca si posseggono dieci conti, il garantito è sempre 100mila euro. Se il conto dovesse essere cointestato, la garanzia tocca i 200mila euro. Se invece si dovessero possedere dieci conti corrente in dieci istituti diversi, il fondo coprirà sino a 100mila euro per ogni istituto. E le eccedenze non coperte riguarderanno la sola Banca in sofferenza.
In una Italia notoriamente analfabeta di strumenti finanziari, come ha certificato in un report di settembre 2015 la CONSOB, si chiede ai risparmiatori di scegliere oculatamente dove depositare i propri denari.
E’ ovvio che la quasi totalità dei correntisti non terrà sott’occhio gli stress test bancari, ma se la legge non ammette ignoranza, il mercato non è da meno.











