Difficile pensare che il fenomeno allarmante delle migrazioni, che in questo periodo si è accentuato in misura esponenziale, avrebbe potuto fungere da cartina di tornasole per misurare la maturità di un popolo e quella connessa dei suoi politici.
L’aumento esponenziale delle migrazioni è connesso alla destabilizzazione di notevoli territori contesi tra Isis e i governi in carica più o meno graditi all’occidente, che li sostiene, talvolta anche militarmente. Così, dal cosiddetto triangolo si allontanano per sfuggire alla guerra masse ingenti di persone che l’Europa ha deciso di accogliere, a differenza di quanti fuggono dalla fame che si vorrebbe invece rimpatriare.
Recentemente è stato assegnato il premio Nobel per la Pace. Il 2015 ha visto prevalere la Tunisia ed il suo “National Dialogue Quartet”, ovvero il sindacato generale dei lavoratori Ugtt, il sindacato patronale Utica, l’Ordine degli avvocati e la Lega Tunisina per i Diritti Umani. Il premio è stato assegnato per il contributo offerto alla costruzione della democrazia dopo la rivoluzione dei gelsomini del 2011.
Fino a pochi giorni prima dell’annuncio ufficiale – la consegna avverrà il 10 dicembre – in pole position per l’assegnazione veniva data Angela Merkel. La leder teutonica per una volta è venuta meno al suo atteggiamento di distacco da qualunque cosa le giri attorno. Era evidente che non solo avrebbe gradito il premio (chi non vuole essere premio Nobel?) ma che lo sentiva come un meritato riconoscimento non solo alla sua persona, ma anche allo sforzo che il suo Paese e l’intera popolazione tedesca sta facendo ed ha sempre fatto per l’accoglienza: i numeri dei lavoratori stranieri assorbiti dalla Germania sono i più alti in assoluto. Piaccia o no, la Germania, Paese di gente seria, concreta e capace, si porta dietro una macchia incancellabile: le nefandezze naziste nella II guerra mondiale. Il Nobel per la Pace sarebbe stato accolto anche come un perdono della storia. Lo ha dimostrato la Merkel, ma lo hanno dimostrato anche tutti i tedeschi, o quasi, che hanno tifato più che ad una partita della nazionale di calcio. Mi spiace per loro, non è un buon momento: sfuma il Nobel, si allarga a macchia d’olio lo scandalo Volkswagen. Comunque mai, come in quei giorni di attesa, la popolarità ed il consenso politico del popolo tedesco verso la Merkel sono stati così alti.
In Italia assistiamo, invece, all’esatto contrario: più Salvini urla sguaiatamente ed incita i propri seguaci contro immigrati ed altri poveri disgraziati, più i sondaggi rilevano crescita del suo consenso elettorale. Tanto che Grillo, a dispetto del modo di pensare della sua base consolidata, favorevole e sensibile ai temi ed ai problemi dei migranti, si pone sulla stessa linea di Salvini, magari in modo meno sguaiato, ma non per questo più accettabile. E’ evidente che Grillo non dice ciò che pensa veramente in proposito, si adatta alla circostanza e si dimostra tenace avversario degli immigrati, solo allo scopo d’intercettare una parte di quel consenso, che altrimenti finirebbe solo in tasca al partito di Salvini. Brutto momento anche per quest’ultimo con gli scandali al Pirellone.
Allora, se i tedeschi di oggi, gli eredi di quei nazisti che tante atrocità commisero non tantissimi anni or sono, oggi stanno facendo dell’immigrazione una risorsa del loro Paese, dando però a questa gente la salvezza, e gli italiani “brava gente” si fanno aizzare fino ad invocare “i respingimenti” in mare di chi, pur di sfuggire, alle guerre ed alle altrettanto mortali carestie, affronta pericoli inauditi, affidando la propria vita agli scafisti, veramente il mondo sta andando sempre più al contrario ed è davvero difficile capirci qualcosa ed ancor più azzeccare previsioni.











