HomeCulturaArteModificare un oggetto, ripensare uno spazio, trasformare la realtà

Modificare un oggetto, ripensare uno spazio, trasformare la realtà [Gallery]

Riscrivere la fisionomia di un luogo fisico e di un oggetto comune, ripensandoli attraverso interventi installativi e dinamiche artistiche, è uno dei principali obiettivi perseguiti da Like A Little Disaster, progetto collettivo “senza fissa dimora” che in questi giorni è tornato a Polignano a Mare con la mostra Difference and Repetition (visitabile su appuntamento fino al 10 aprile 2016).

Nella nuova base operativa Foothold – che si aggiunge a Omphalos a Terlizzi e al L.A.L.D. Space a Torre Santa Susanna – Like A Little Disaster ha allestito un’esposizione che riunisce le opere di undici artisti, il frutto di ricerche personali accomunate dalla stessa idea di “riposizionamento” degli oggetti quotidiani in una dimensione che permetta di “pensare la realtà come un gioco di differenze” e non, come succede normalmente, in termini di somiglianza o analogia.

I lavori in mostra nello spazio progettuale di via Cavour 68, attraverso approcci ed esiti del tutto peculiari, muovono dall’intento di dissociare oggetti e concetti per mettere in discussione la logica stessa della loro rappresentazione. I protagonisti della collettiva offrono ripetizioni e “straniamenti” che si sostanziano nelle installazioni di Imran Perretta, in cui confluiscono riflessioni sul concetto di memoria, di perdita e di appartenenza; nei lavori di Simone Zaccagnini e Rashid Uri, che si concentrano rispettivamente sul ruolo delle cosiddette sottoculture e sul concetto di “isolamento”; nell’approccio ludico delle opere tridimensionali e performative di Kitty Clark e nelle “vecchie e colorate cartoline postali” collezionate e assemblate da Caterina Rossato; nella pratica archeologica di Andrew Gillespie, legata ai reperti del contemporaneo (frammenti e rifiuti di strada), e nella ricerca di Emily Jones sulla parola e sul suo valore intrinseco e interattivo.

Tutte operazioni sull’oggetto e sull’oggettualità che entrano in dialogo equilibrato con l’installazione sonora di Francesco Sollazzo, con il progetto di catalogazione online di ready-made CAW inventory, realizzato da Lia Cecchin in collaborazione con Like A Little Disaster, con la documentazione multimediale di Monster n. 2 Patrimony, che testimonia del lavoro esperienziale di Isamit Morales di decontestualizzazione (e successiva ricontestualizzazione) dell’azione artistica, e con “l’intuizione visiva” di Zeinab Haji, che indaga il mondo sotterraneo del lavoro on demand.

Undici visioni personali si armonizzano in un’unica concezione corale che, negli ambienti di Foothold, accoglie molteplici realtà scomposte e ricomposte in modo da “negare ogni immagine normativa del pensiero per emanciparlo dall’asservimento ad ogni forma-immagine predefinita”.

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