HomeBlogSostiene GaudianoOscar 2016, l'Accademy anche stavolta dimenticherà Leonardo Di Caprio?

Oscar 2016, l’Accademy anche stavolta dimenticherà Leonardo Di Caprio?

Alla domanda “sai cos’è un Oscar?” la maggior parte della gente risponderebbe “Quello che Di Caprio non vincerà neanche la prossima volta!”. E, per quanto caustica, questa sembra la risposta più calzante per descrivere quella statuetta placata in oro, simpaticamente ribatezzata così perchè (narra la leggenda) una segretaria, osservandolo per la prima volta, esclamò “assomiglia a mio zio Oscar!”.
Meno simpaticamente il suo vero nome è Academy Awards, più pomposo e celabrativo, dove Awards sta per riconoscimento e Academy  per Academy of motion pictures arts and science. Che non è una congrega di illustri scienziati ma, bensì, qualcosa che negli ultimi anni ha preso più le sembianze di una specie di loggia massonica. Dal 2007 si sa solo che è composta da poco meno di 6000 persone, tutte in qualche modo legate al mondo del cinema e che, ogni anno, vede l’ingresso di qualche nuovo membro in attesa di giudizio (in pratica, se non rompe troppo le scatole viene riconfermato). Fino all’anno prima i nomi dei componenti erano noti al grande pubblico ma poi, chissà per quale oscuro motivo, un velo di segretezza è calato sull’associazione, lasciando scoperti solo i nomi del presidente e alcuni membri del consiglio. Sappiamo che Barbra Streisand, John Lasseter, Tom Hanks, Annette Bening, Kathryn Bigelow, Michael Mann e Dante Spinotti sono tra i nomi più importanti, alcuni  dei grandi capi (a giusta ragione verrebbe da dire) però il meccanismo di votazione non dovrebbe essere inficiato dalle loro opinioni e questo dovrebbe garantire una sorta di “qualità” nelle scelte dei premiati. Se seimila teste votano un film, una regia, una sceneggiatura e gli attori, la teoria vuole che i premiati siano davvero i  migliori dell’annata. La pratica ci ha insegnato che, forse, si alza un pò il gomito durante le riunioni e così ci si ritrova con “Il paziente inglese” votato come miglior film, Halle Berry come miglior attrice e Leonardo Di Caprio che viene puntualmente silurato.
Insomma, ogni “Notte degli Oscar” è un terno al lotto dove non è esclusa anche qualche piacevole sorpresa. Ad esempio, la clamorosa e per molti inaspettata vittoria di “Birdman” nell’annata passata ha contribuito al rilancio del cinema con la C maiuscola, e Dio solo sà quanto Hollywood ne aveva bisogno data la scarsa qualità autoriale delle pellicole in circolazione. La statuetta per il film di Inarrutu (un magistrale falso piano sequenza di quasi due ore, che paga pegno a “Nodo alla gola” di Hitchcock dal lato tecnico) fa pan damme con consacrazioni eccellenti come quelle del meraviglioso “Il discorso del re” (2011), “The Artist” (2012), “Non è un paese per vecchi” (2008) e “The Departed” (2007). Nel mezzo sono scivolati film premiati per non si sa quale merito, “Crash” e “12 anni schiavo”, capaci di defenestrare dal probabile trono pellicole come “Munich” e “The wolf of Wall street”. Va da sé che non sempre Oscar significa incassi, tant’è che proprio gli ultimi due film citati premiati dall’Academy hanno registrato introiti abbastanza ridicoli nonostante la casa di risonanza della vittoria. Dimostrazione pratica che il pubblico sancisce, in fin dei conti, il successo più tangibile nel mondo del cinema: i soldi. Perchè Hollywood non è come Washington dove, secondo Frank Underwood, conta di più il potere che la moneta. In California il potere È la moneta e i fratelli Weinstein, ad esempio,  abili produttori e intrallazzatori, hanno costruito la loro fortuna cinematografica a colpi di lungimiranti scoperte (Tarantino docet) e regali e favori ai membri dell’Academy. Ma questa resta una voce di corridoio e i corridoi sono sempre belli lunghi…
Ma la notte degli Oscar 2106 è anche una succursale delle settimane della moda, dove nel tempo di un red carpet sfoggiano le star più prestigiose in sfavillanti vestiti griffati, pronte a mettersi in posa a favore dei fotografi mostrando scollature, sorrisi e gioielli. Perchè ci vuole sempre un pò di glamour, qualche bel culo e paia di tette rifatte da dare in pasto ai fans! E noi fans non disdegnamo assolutamente lo spettacolo. Anche se le cadute di stile possibili possono restare nella storia, come Whoopy Goldberg vestita di viola con un abito ai limiti del kitch (mirabile il suo commento appena salita sul palco: lisciandosi il vestito disse “Ehi siamo a Hollywood!”) o Cher inguantata tra piume e un abito Morticia’s Style. Ma una cosa è certa: non vedrete mai nessun divo fresco di botox! Diamine, sono in mondovisione! Esporsi al pubblico ludibrio in quel modo sarebbe davvero da sciocchi e gli agenti lo sanno.

Il presentatore

Il piatto forte della notte degli Oscar resta sempre lo stesso: il presentatore. E qui si potrebbe scrivere un’intera enciclopedia sull’enterteiment puro parlando di Bob Hope e Billy Crystal, i due recordman degli Oscar, con il maggior numero di presenze collezionate sul palco. Crystal rilevò nell’87 il fardello di Hope, strepitoso ma oramai un po’ agè, tramutando definitivamente lo spettacolo e diventando lui stesso lo spettacolo. Tutti aspettavano l’inizio della cerimonia per guardare il suo video introduttivo in cui si ficcava letteralmente nelle scene dei film candidati con risultati esilaranti, raggiungendo il culmine nel 2000 con una clip in cui scorazzava tra i film più belli della storia del cinema. Ed è passato  alla storia lo spezzone in bianco e nero in cui Crystal, mentre fa la doccia, viene sorpreso da un’ombra dietro la tendina che si rivela poi essere Lester Borman/Kevin Spacey di “American Beauty” (e chi ha visto il film dovrebbe ricordare cosa faceva Lester nella doccia…). A seguire, Crystal che interagisce con un Gandalf/Jack Nicholson, un Kevin Costner sul pennone del Titanic che affonda e con un Chaplin che dice di aver apprezzato “Terapia e pallottole”. Insomma, un genio della risata che è riuscito più volte a salvare la noia di tre ore di spettacolo con le sue battute al fulmicotone e sketch da antologia. Altri conduttori sono riusciti solo a far addormentare il pubblico a casa, primo fra tutti un Letterman fuori ruolo seguito dalla coppia James Franco/Anne Hataway.

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