HomeCulturaPieraccionando, Napoli si colora di toscano!

Pieraccionando, Napoli si colora di toscano!

Napoli, quartieri “alti”, siamo al Vomero nel Teatro Cilea, dove nella ridente città di Pulcinella la comicità prende i sacramenti. Qui, Sabato scorso, 4 Marzo 2017 alle ore 21.00, Leonardo Pieraccioni è stato ospite di Biagio Izzo per uno spettacolo in cui non c’era uno spettacolo da fare né un libro da presentare (come ricordava la locandina).

Refuso? No, effettivamente non si sono riunite lì per caso 500 persone, in realtà è stata una chiacchierata, un tuffo nella carriera cinematografica e negli esordi cabarettistici del golden boy toscano, con clip inedite dei primissimi anni ’90 con Conti e Panariello.

Pieraccioni ricorda i titoli stravaganti dei suoi primi film, quand’erano ancora brogliacci di idee e non “I Laureati” o “Il Ciclone”, i record di incassi, l’importanza di Cecchi Gori e degli sliding doors (biforcazioni del destino), quelle casualità che hanno fatto sì ci fosse una carriera fortunata e perché no, di qualità.

Non mancano critiche all’odierno: “Abbiamo avuto eccellenze, il cinema italiano ha conosciuto picchi di massima importantissimi, Sordi, Troisi, Totò, Mastroianni. Però il contesto oggi dal punto di vista qualitativo scarseggia, tutto è veloce, è in funzione della pubblicità. L’attenzione è minore, il digitale ha tolto il gusto della moviola, non hai più il tempo di pensare, assimilare. Un po’ non ne nascono più grandi talenti, un po’ ce ne sono ma non emergono.” Alternate ad aneddoti divertenti: “Per il ‘Pesce Innamorato’ avevamo firmato con Vasco Rossi, doveva interpretare un ruolo però poi – in perfetto stile rockstar e genio qual è – a tre giorni dalle riprese è sparito e non abbiamo saputo più nulla. Ho fatto una figuraccia con l’equipe, m’ero venduto la sua presenza con esaltazione.”

Tra il pubblico un amico di sempre, Domenico Costanzo, da poco ospite sulla nostra testata per una chiacchierata e Davide Marotta, anche lui volto noto ai lettori di Puglia In.

Un’ora e cinquanta minuti d’intrattenimento, con varie interazioni col pubblico, anche domande provenienti da una platea curiosa di sapere: “Come nasce la passione per sto lavoro?” E Leo: “È innata, senti l’esigenza di raccontare, di dire bischerate, di immaginare scene, già verso i 5-6 anni.” Oppure ancora: “Cucinotta, Chiatti, chi è stata la migliore con cui lavorare?” Leonardo: “La più brava sotto tutti i punti di vista, è Laura Torrisi.”

Non mancano nel finale ricongiungimenti con la vita famigliare, il “lavoro” di padre per la piccola Martina: “Mia figlia non avrà mai un fidanzato e se lo avrà, verrà a trovare suo padre in carcere. Tanto quanto ti danno per aver strozzato un pischelletto brufoloso? Magari il giudice ha una figlia anche lui e ti fa solo la multa.” Concludendo con il toccante pezzo “La risata di mia figlia”, infatti “io ho sempre odiato i cantanti che scrivono canzoni quando nasce loro un bambino, che cosa banale. L’ho fatto anch’io.”

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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