Procreazione assistita? In Puglia è ancora (quasi) un tabù. Se ne è discusso ieri in Commissione Sanità alla Regione Puglia, dove è stata ascoltata la Società italiana di riproduzione umana (SIRU) sulla introduzione nei LEA della procreazione medicalmente assistita.
Al momento solo il 50% circa delle donne tra i 15 e i 49 anni riesce a trovare una risposta in Puglia tra strutture pubbliche (nel Policlinico di Bari si protaggono i lavori di ristrutturazione e l’attività è fortemente limitata) e strutture private di PMA.
Quindi si registra nell’intera regione un forte flusso di mobilità sanitaria passiva per circa 6 milioni all’anno, secondo quanto reso noto dalla SIRU. La richiesta della società scientifica (composta da ginecologi, andrologi, biologi, tecnici di laboratorio, genetisti, etc operanti in centri e strutture pubbliche e private) è di accelerare sui tempi di recepimento del decreto ministeriale sui nuovi LEA che risale al 17 marzo scorso con 60 giorni di tempo per il recepimento da parte della Regioni.
La Puglia, calendario alla mano, è in ritardo, e quindi l’aggiornamento dei LEA che ricomprenderebbero anche le prestazioni per la procreazione assistita ancora non sono stati licenziati dall’Assessorato alla Sanità ed adottati dalla Giunta (ovvero sempre da Michele Emiliano, che è anche assessore alla Sanità).
Soltanto con il recepimenti dei Lea in Puglia potrà essere possibile ridisegnare il sistema con la previsione della Medicina della riproduzione e con un’offerta di servizi, rispondente a canoni di sicurezza e qualità, in modo da offrire alle coppie informazioni e percorsi che favoriscano una genitorialità consapevole e responsabile.











