HomeBlogSostiene GaudianoSanremo, tanta mediocrità prima e dopo Elton John

Sanremo, tanta mediocrità prima e dopo Elton John

Molto rumore per nulla, o quasi. Al termine di tre ore e mezza di diretta, al netto di pause pubblicitarie ma non delle marchette nel corso dello spettacolo, il Festival di Sanremo 2016 cala il sipario sulla sua prima serata senza infamia e senza lode, con un unico squarcio di luce abbagliante nella monotonia, ovvero l’esibizione del temutissimo Elton John. Verrebbe quasi da scrivere solo della performance del baronetto, l’unica cosa che ha avuto davvero a che fare con la VERA musica in una kermesse dedicata ad essa, il chè è abbastanza sintomatico dell’andazzo del programma visto che l’intervento del cantante inglese è durato quasi venti minuti.

Prima e dopo è tutta mediocrità.

Le premesse non sono state delle migliori: il prologo della serata, un’intervista ridicola a Carlo Conti da parte di due comici il cui viso è stato inquadrato meno della marca dell’automobile che stavano guidando, è stato preceduto da uno spot con Penelope Cruz che s’improvvisa cantante, ragliando al microfono “Tu si ‘na cosa grande”. Segue un simpatico collage con tutti i cantanti in gara che ciarlano allegramente sulle loro prospettive di gara, dispensando sorrisi e battute a denti stretti.

Alle 21:12 finalmente le luci si accendono sul palco dell’Ariston mentre l’orchestra accenna per un minuto le note di “Starman” di David Bowie, in una versione francamente etilica e incomprensibile.

Conti appare, saluta tutti e subito introduce il primo cantante della serata, Lorenzo Fragola. Senza troppe cerimonie, senza troppi complimenti, senza battute. E, per la seconda volta in due anni, lo spettatore comincia a rimpiangere Paolo Bonolis e a pensare che con il pretino Fabio Fazio, però, era pure peggio. Fragola tiene bene il palco con una canzone banale che, di certo, farà la gioia delle sue giovani fans.

Tocca a Noemi e il suo meraviglio appeal che sembra dire “mi ci hanno mandato qui, io penso solo a divertirmi”: una canzone bellissima, con un testo e una musica sopra le aspettative per Sanremo che, ovviamente, alla fine della serata risulterà tra le meno votate.

Irrompe sul palco il ciclone Virginia Raffaele nei panni di Sabrina Ferilli che conserverà per il resto della serata: meravigliosa e divertentissima, anche quando inanella una serie di battutine che sembrano voler destabilizzare (ma mica tanto) il procedere politicamente corretto della puntata.

Tra I Dear Jack (voto 6, per incoraggiamento, sono giovani…), il duo Caccamo-Iurato (voto 5, antichità allo stato puro e senza incoraggiamento anche se sono giovani…), gli Stadio (voto 8, meravigliosi dinosauri che non dovrebbero mai estinguersi per il bene della musica italiana e Arisa (voto 4, un lamento, melodia e parole simili a una marea di sue altre canzoni), compaiono sul palco Gabriel Garko, bello bello in modo assurdo tanto da aspettarsi un’espressione Magnum mentre blascica qualcosa tenando di leggere il gobbo, il 99enne signor Ottaviani che ha scoperto lo sport 20 anni fa e ha più fiato di me che ho 60 anni meno di lui, arriva Laura Pausini.

Medley di suoi successi, emozione vera della cantante, veracità, complimenti, presentazione del nuovo singolo, baci abbracci. Tutto perfettino ma lei, diciamo la verità, sfiora la perfezione.

I Bluvertigo spiazzano tutti, con una canzone tipicamente “loro” e con un Morgan non pervenuto per la voce (voto 7, per l’originalità del sound rispetto alla quasi totale tabula rasa musicale delle esibizioni precedenti), Ruggeri è Ruggeri, rocker nel sangue e sperimentatore nel DNA (voto 7, carismatico e orecchiabile), Rocco Hunt rappa qualcosa di comprensibile ogni duecento parole (voto 4, non è esattamente quello che ci si aspetta dal nuovo che avanza).

Il momento comico della serata è affidato ad Aldo, Giovanni e Giacomo e qui la serata arriva al suo punto più basso, ahimè. La parabola discendente del trio tocca il fondo con la milionesima riproposta dello sketch del saggio della montagna, una roba che ha fatto ridere una volta sola 20 anni. Onore ai tre amigos che hanno devoluto il loro compenso a tre associazioni umanitarie, francamente un gesto di onestà intellettuale e artistica comprensibilissimo. Madalina Ghenea assolve al suo compito di “valletta” in maniera impeccabile, bella ed elegante, e che merita il premio “battuta involontaria della serata” quando è riuscita a dire, al culmine della propria innocenza: “Da piccola guardavo in Romania il Festival con il mio papà, spero che ora lui non si addormenti mentre ci sta guardando”.

In questa marea di nulla cosmico e appiattimento totale, arriva Sir Elton John, mentre Adinolfi e Gasparri sono seduti sui propri divani con gli smarthphone nelle mani pronti a twittare contro “lo schifo umano” e i suoi “pipponi” pro-Cirinnà. E’ qui che viene fuori tutta la stupidaggine italiota, il provincialismo e l’ignoranza di una certa classe politica e di una certa fetta della popolazione.

Elton è seduto ad un pianoforte a coda e partono le prime note di “Your Song“: in quel momento, il Festival di Sanremo diventa il Festival della Musica. Social network in estasi, pubblico dal vivo in religioso silenzio, qualche lacrima per l’emozione. Le domande si capisce che sono state preventivamente accordate, dato che il baronetto risponde a Conti immediatamente e senza il traduttore; si dichiara felice, di vivere un momento bellissimo, che non avrebbe mai immaginato di diventare papà e ringrazia il pubblico per il successo.

Parte “Sorry seems to be the hardest world“, altra esibizione stratosferica. Prima dell’eseciuzione dell’ultimo singolo “Blu Wonderfull” arriva la domanda di Conti (ruffiana): quanto è importante per una star fare beneficienza? Elton, presidente della Elton John Aids Foundation (a tal proposito, vi consiglio la lettura del suo libro “L’amore è la cura”), ammette il proprio impegno umanitario, anche in Africa al fianco della chiesa (sic!) e, con una classe incredibile, spegne tutte le polemiche antecedenti la sua esibizione con una dichiarazione: “Dobbiamo avere un approccio cristiano per aiutare le persone meno fortunate, se lo faremo il mondo sarà un posto migliore”.

Colpito e affondato.

In una serata banale, scialba e noisoa, la stella di Elton John ha illuminato ogni cosa per qualche minuto. E il sipario si poteva chiudere anche a quel punto.

Il meglio era appena finito.

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