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Ma a Bari dopo un anno è arrivato Godot? L’intervista all’Assessore Silvio Maselli

Parlare di un anno di progettazione per un assessore alla Cultura al suo primo mandato, è davvero difficile. Raccogliere i vari temi affrontati nel corso della programmazione 2014-2015 mostra un attento progetto che Silvio Maselli sta svolgendo a ritmo serrato sin dal suo insediamento, avvenuto a luglio 2014.

Assessore, a un anno da “Arriva Godot”, può tracciare un bilancio delle attività dell’Assessorato alle Culture, Turismo, Partecipazione e Attuazione del programma del Comune di Bari?

È stato un anno molto duro perché non si nasce assessori e io non sono un politico di professione. Ho provato sulla mia pelle che tutto quello che faccio viene amplificato, nel bene e nel male, e ho imparato a prendere le misure da un contesto in cui sono cresciuto, ma che non avevo mai affrontato in questa veste. Sono stato chiamato da Antonio Decaro per costruire un progetto se pur in linea, fondamentalmente diverso da quello meramente politico, pensando a un’offerta turistica e culturale che andassero di pari passo. Sin dall’inizio sapevamo che stavamo andando ad amministrare una città che ha perso molto tempo, soprattutto perché la storia recente dimostra che in tutti i territori regionali si sono creati dei nuovi e interessanti protagonismi nei luoghi minori; la Puglia è esplosa proprio perché sono emersi i suoi centri più piccoli. Per Bari dovevamo necessariamente costruire una nuova visione urbana, pensando innanzitutto al Polo del Contemporaneo, di cui bandiremo le gare parallele per la rivalutazione dell’ex Mercato del Pesce e del Teatro Margherita il prossimo 15 settembre, mentre il 23 settembre scade il bando di gestione di Sala Murat. Qualche mese fa abbiamo anche individuato il direttore artistico, Massimo Torrigiani. Grazie alla collaborazione del Teatro Pubblico Pugliese, a settembre il Margherita ospiterà l’artista iraniana Shirin Neshat e a ottobre il musicista Brian Eno, contribuendo a dare a Bari un respiro internazionale e grandi flussi di visitatori. A metà settembre restituiremo alla città l’ex Museo Civico, che insieme alla casa di Niccolò Piccinni costituisce il primo passo per consegnare alla gestione di privati alcuni immobili che il Comune non riesce ad amministrare.

 L’estate è stata l’occasione buona per avviare “Bari per mare” e per incrementare l’offerta di Puglia Open Days.

“Bari per mare” è un classico esempio di un piccolo progetto, con una piccola spesa, che invece rende tantissimo. In questi mesi abbiamo totalizzato su una motonave con 80 posti quasi 2000 passeggeri. L’armatore insieme allo IAT ha realizzato l’idea delle mini crociere al tramonto, organizzate ogni fine settimana. È un progetto che sicuramente rifaremo anche l’anno prossimo, anche perchè i dati sono troppo incoraggianti per ignorarli. Grazie ai finanziamenti della Regione Puglia non abbiamo bisogno di creare grandi eventi a Bari, ma dobbiamo completare la nostra offerta esclusivamente con piccole iniziative. Gli Open Days sono una chiave essenziale per far conoscere e promuovere il territorio nella nostra lunghissima estate, animata anche nel giorno di Ferragosto. Tutto ciò lo si deve a PugliaPromozione e al suo management, che ha lavorato per creare questa vasta offerta culturale in tutto il territorio regionale.

Tempo fa avete lanciato la proposta di Bari guest card, una tessera che agevolerebbe i turisti in transito per le ferie. Secondo lei la città è matura per istituire anche un’imposta di soggiorno?

Quando e se lo faremo sarà perché avremo da proporre ai turisti un’offerta matura. Dobbiamo implementare e rendere coerente la qualità della proposta. Ora come ora un’imposta del genere rischia di essere un boomerang: il primo step da affrontare, però, è l’istituzione della Bari Guest Card, finanziata con risorse regionali. Finchè non riusciremo a creare un brand della città, ponendolo sul mercato globale e recuperando finalmente il tempo perso, l’imposta di soggiorno potrebbe diventare un’arma a doppio taglio. Dobbiamo prima pensare a offrire un sistema turistico serio.

Bari e l’arte contemporanea. Nell’ultimo periodo la città si è aperta ai grandi nomi: Kounellis, Arte Povera, Vettor Pisani e molti altri. Sono tantissimi anni che però si parla di una “Galleria che non c’è” e spesso gli artisti locali si lamentano di non avere uno spazio ufficiale dove poter esporre i propri lavori. Esiste anche la realtà delle gallerie d’arte che non sono facilmente raggiungibili dai turisti.

Le poche e buone gallerie private rimaste le vogliamo sostenere con il Polo del Contemporaneo. Ciò che abbiamo progettato, non avrà niente da farci invidiare alle grandi capitali europee. Sarà uno spazio espositivo ma anche performativo, che ospiterà concerti con musica di tutti i generi, con luoghi appositi per la coltivazione di talenti e laboratori d’artista per chi, in mera ospitalità temporanea vivrà in residenza a Bari, entrando in contatto con la realtà cittadina. Finalmente la “Galleria” di cui parlava Pietro Marino sta prendendo piede: in soli 7 mesi abbiamo acquisito definitivamente il Teatro Margherita e l’ex Mercato del pesce e chiuso 2 progetti paralleli. Le gallerie d’arte presenti sul territorio poi sono tutte in crisi: il gusto medio del barese è deperito, il Comune in questi anni non ha investito a sufficienza sull’arte e sulle iniziative di qualità. Un aspetto importante è anche quello della crisi economica: solo chi ha molti soldi può acquistare opere d’arte e contribuire alla diffusione delle ultime tendenze contemporanee. Le gallerie private, inoltre, devono praticare un lavoro diverso che fa uno spazio pubblico per l’arte, cercando di creare anche nuovo pubblico.

Negli ultimi anni Bari è diventato un polo attrattivo grazie a Bif&st e Medimex. Crede che la nuova amministrazione regionale vorrà finanziare ancora questi progetti? Cosa ci aspetta nel futuro?

Ad oggi non abbiamo garanzia che Medimex e Bif&st avranno un prosieguo nel 2016. Perdere queste iniziative significherebbe tanto, soprattutto per il pubblico. Certo sono dei progetti che sicuramente vedranno cambiamenti, sperando che lo staff addetto voglia condividere questi aspetti con la città che li ospita. Sempre con la Regione stiamo cercando di concludere la fase progettuale del riassetto della Caserma Rossani. A ottobre abbatteremo il muro di via Gargasole, realizzando il parco polifunzionale, con gli arbusti già presenti all’interno della struttura. Con 10 milioni di euro sono stati finanziati gli interventi di recupero di due capannoni per trasferirvi la Teca del Mediterraneo e la Mediateca. Stiamo creando un nuovo polo che verrà completato entro il 2017.

E l’Accademia?

Prima che la Fiera del Levante fosse privatizzata, avevo espresso il mio parere positivo nel trasferire lì l’Accademia di Belle Arti, ma ora non ho dubbi che il suo posto sia invece alla Rossani. È il luogo giusto, è un parco, risulta essere quasi un risarcimento che noi dobbiamo agli studenti e ai docenti, che vivono in un posto orrendo, pagando anche 350.000 euro di fitto all’anno.

Finora abbiamo parlato di manifestazioni che hanno già un pubblico con particolari inclinazioni verso le arti. Il Corteo Storico invece da sempre è visto come un aggregatore di massa. Che ne pensa della nostra proposta nell’editoriale dedicato all’edizione 2015?

È una successione che condivido. Se il corteo storico è un fatto culturale, dobbiamo continuare con ciò che abbiamo fatto quest’anno. Ma ho potuto appurare che una grande porzione di pubblico preferisce la tradizione, anche se ciò che è mostrato durante il corteo non rispetta i fatti storici, ma è realizzato in modo da concedere lo stupore e il divertimento, senza pensare di voler necessariamente trasferire un contenuto culturale. A questo ci penseremo con il Museo della Città, nell’Isolato 47, costruendo percorsi tematici durante l’anno. Il corteo prossimo sarà più come quello che suggerite nel vostro editoriale, sempre cercando di contenere i costi, anche perché si tratta di un evento che produce molte polemiche, a prescindere da come è fatto. Ma è un evento che si deve realizzare, non si può evitare. L’anno prossimo, però, cercheremo di accontentare il grande pubblico.

Bari dunque, città di folklore, ma anche di tradizione dialettale. Che pensate di fare per preservare la nostra tradizione orale?

Noi intendiamo fare della tradizione popolare una traccia di studio. Con “Baresità nelle piazze” abbiamo compiuto un primo passo, che vedrà un perfezionamento nel corteo storico 2016, con attori che dovranno collaborare tra loro per animarlo. Il 2016, inoltre, sarà l’anno Shakespeariano. Chiederemo a questi attori di mettere in scena dei brani di Shakespeare sia in italiano che in dialetto barese, in modo da prepararci adeguatamente alla stagione 2016 -17 che sarà tutta di natura Shakespeariana. Con la collaborazione del Teatro Pubblico Pugliese stiamo lavorando anche alla creazione di un Globe Theatre in città.

In autunno è in programma anche il Premio letterario Sinbad.

Negli scorsi anni Bari ha avuto un premio letterario importante, il “Premio Tatarella”. Abbiamo deciso di dedicare questo premio alla letteratura indipendente, che andrà ad affiancare il ripristinato “Premio Tatarella”, visto più con un taglio politico, di saggistica. Per il premio Sinbad sono arrivate ben 84 domande di partecipazione, anche con nomi importanti e prevediamo di istituire due giornate di discussione sul tema letteratura. Inoltre stiamo lavorando con le associazioni e i distretti creativi affinchè ci diano una mano nella diffusione della lettura.

Tutte queste iniziative sono dedicate a un pubblico che è già educato alla bellezza e all’arte. Non ci dobbiamo però dimenticare che la città di Bari è costituita da tante fasce culturali che non necessariamente non amano andare a cinema o ascoltare musica, ma semplicemente non sono abituate a farlo. Avete pensato a un’intermediazione culturale affinché questa fetta di pubblico si possa avvicinare alla bellezza e alle iniziative del Comune?

L’intermediazione è dentro tutte queste cose che abbiamo fatto finora. Purtroppo Bari è una città morta. La stiamo lentamente resuscitando, con grande difficoltà. Ci stiamo affidando ai privati proprio per avere un aiuto da altri intermediari, che gestiscano ciò che non possiamo fare noi. Sono però fermamente convinto che se crei in città un clima creativo, dove ci siano degli spazi in cui coltivare i vari interessi, la città piano piano si abituerà a vivere nella bellezza. Il mio compito è questo, non quello di fare un concerto in più o un evento in più. Voglio resuscitare Bari, altri provvederanno a farla crescere.

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Isabella Battista
Isabella Battista
Classe 1985, vive e lavora a Bari. Laureata in Storia dell’Arte all’Università degli Studi di Bari, è giornalista pubblicista dal 2013. Con una forte propensione alla didattica museale e artistica, ha collaborato con diverse istituzioni con progetti per sensibilizzare il pubblico più giovane nei confronti dell’Arte contemporanea e far partecipare attivamente gli studenti alla comprensione delle più moderne tecniche artistiche. Collabora con le redazioni di Puglia In, Telebari e Artribune, mentre nel 2013 è stata coordinatrice della prima edizione della Project Room della Fondazione Museo Pino Pascali di Polignano a mare. Ama l’arte in tutte le sue forme, in particolare la fotografia e il linguaggio visivo contemporaneo a cui si sta appassionando anche praticamente e appena ha l’occasione di partire, va alla ricerca di nuove realtà, esplorandole sia dal punto di vista della tradizione culturale che folkloristica.isabella.batt@gmail.com

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