HomeEconomia & SviluppoLavoroEx Ilva, spiraglio per l'indotto con la cessione dei crediti pro soluto

Ex Ilva, spiraglio per l’indotto con la cessione dei crediti pro soluto

Aigi, che raggruppa circa l’80% delle aziende che agiscono ed operano nell’indotto di Acciaierie d’Italia, sottolinea in una sua nota una importante novità che si evince dall’ultimo decreto predisposto dal Governo e che rappresenta uno spiraglio per migliaia di lavoratori che vedono il proprio posto di lavoro a rischio, insieme a centinaia di imprese che vantano crediti esigibili e non pagati per circa 130 milioni di euro.

Il decreto del Consiglio dei ministri, pubblicato venerdì in Gazzetta Ufficiale, contiene all’articolo 3 una formula ritenuta rassicurante per l’indotto in caso di commissariamento dell’ex Ilva. È la formula della cessione pro soluto di tali crediti con garanzia Sace,  frutto di un’interlocuzione “proseguita fino all’alba di oggi”.

È una svolta rispetto alle veementi proteste degli ultimi giorni. Il presidente di Aigi, Fabio Greco, in un comunicato ringrazia il ministro Adolfo Urso ed i tecnici del ministero delle Imprese e del Made in Italy.

La soluzione del pro soluto era stata specificamente chiesta da Confindustria Taranto ed è una modalità  di cessione del credito per la quale l’azienda cedente non deve rispondere dell’eventuale inadempienza del debitore. Più precisamente, il cessionario (ossia chi acquista il credito) non può rivalersi sull’azienda cedente nel momento in cui il ceduto (ossia il debitore) non paga il debito. Ed è chiaramente una sorta di garanzia per l’indotto nel momento in cui va a vendere sul mercato secondario i propri titoli di credito per monetizzare, almeno in parte, quanto dovuto da Acciaierie d’Italia.

Intanto nella giornata di sabatogli imprenditori dell’indotto, in occasione dell’ispezione in fabbrica dei commissari di Ilva in As (interrotta dopo che l’azienda ha negato i dati sulla produzione), si sono presentati davanti alla direzione con bidoni di plastica vuoti con impresse le date del 2015, anno del primo commissariamento che comportò la perdita di crediti per 150 milioni, e del 2024 che dovrebbe segnare un nuovo ricorso all’amministrazione straordinaria.

Quello che le aziende dell’indotto temono è che possa esserci il “secondo bidone di Stato”: per questo Aigi ha convocato un’assemblea degli associati “per analizzare le ultime vicende ed assumere decisioni consequenziali che potrebbero persino sfociare in azioni estreme come la chiusura delle aziende. Decisioni che allo stato risultano inevitabili e che purtroppo determineranno conseguenze drammatiche per tutto il territorio ionico”. L’associazione riferisce di avere avuto ieri una “riunione tecnica” con la delegazione dei commissari di Ilva in As e di aver anche “risposto alla richiesta di maggiori chiarimenti avanzata dallo Spesal della Asl con riferimento alla sospensione delle forniture di beni e servizi attuata dalle aziende dell’indotto”, precisando di essersi “limitata a comunicare ad AdI la decisione della maggior parte delle associate di sospendere l’esecuzione dei contratti in forza di quanto previsto dall’articolo 1460 del codice civile, specificando l’inadempienza del committente rispetto agli ordini già evasi”.

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Redazione
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