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Un nuovo, possibile dirompente capitolo giudiziario si abbatte sulla gestione passata dell’ex Ilva di Taranto. La Procura della Repubblica ionica ha formalmente avanzato la richiesta di arresti domiciliari per Lucia Morselli, ex amministratrice delegata di Acciaierie d’Italia, insieme ad Alessandro Labile, ex direttore dello stabilimento tarantino, e a Francesco Astorri, capo del Nucleo ispettivo di Ispra.
Il provvedimento si inserisce nell’ambito di un’vasta e complessa inchiesta condotta dai magistrati inquirenti e focalizzata sulle dinamiche di gestione, sulle emissioni inquinanti e sulla sicurezza degli impianti nel quinquennio compreso tra il 2019 e il 2024.
L’ipotesi accusatoria: la priorità dei profitti sulla tutela ambientale
Al centro dell’impianto accusatorio, che complessivamente conta ventotto persone indagate e cinque società coinvolte, vi è l’idea che la conduzione del siderurgico sia stata orientata in modo sistematico alla massimizzazione dei profitti e dei volumi produttivi, sacrificando deliberatamente la salvaguardia dell’ambiente, la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti e, di conseguenza, la salute pubblica dei cittadini e dei lavoratori di Taranto.
Le indagini dei pm puntano a fare luce su una serie di omissioni e criticità gestionali che avrebbero aggravato l’impatto ambientale del polo siderurgico europeo. Tra i capi d’imputazione più pesanti spicca l’ipotesi di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro l’ambiente, la pubblica amministrazione e l’incolumità pubblica, contestata a otto dei soggetti coinvolti (tra cui figurano posizioni di vertice internazionale come quella di Aditya Mittal), mentre ad altri indagati vengono ascritte ipotesi di truffa e reati ambientali specifici.
Taranto al centro di una ferita aperta
La notizia della richiesta di misure cautelari riaccende inevitabilmente i riflettori sul dramma ambientale e sociale vissuto per anni dalla comunità tarantina. Per la città ionica, che da decenni convive con il pesante fardello dell’inquinamento industriale e con i veleni sprigionati dalle ciminiere, l’inchiesta rappresenta il riscontro giudiziario di un malessere percepito quotidianamente da chi abita nei quartieri a ridosso dell’area industriale.
I controlli ambientali ed emissivi, le falle nei meccanismi di vigilanza – su cui si concentra l’attenzione degli inquirenti in merito ai rapporti con gli enti di controllo – e la costante contrapposizione tra il diritto al lavoro e il diritto alla salute tornano a essere il fulcro del dibattito pubblico, in un momento in cui il futuro stesso dello stabilimento, tra preriscaldo degli impianti e trattative istituzionali, resta estremamente incerto.
Verso gli interrogatori preliminari
Le richieste cautelari avanzate dalla Procura dovranno ora essere vagliate dal giudice per le indagini preliminari. Nel frattempo, agli indagati è stato notificato l’avviso per l’espletamento degli interrogatori preventivi, fissati a partire dal prossimo 3 novembre.
Da parte sua, la difesa della manager ex ad respinge con fermezza le accuse: i legali di Lucia Morselli hanno ribadito la convinzione dell’assoluta correttezza e trasparenza dell’operato assistito nel corso degli anni di guida dell’azienda. La giustizia fa il suo corso, mentre Taranto continua a chiedere verità, giustizia e un futuro sostenibile.












