Per iniziativa del Comitato Art. 11 L’Italia Ripudia la Guerra- Bari, questo pomeriggio, a partire dalle ore 17.30 in Via Sparano angolo Via Dante prosegue nella città di Bari, così come in numerose città italiane sulla spinta del coordinamento nazionale, la raccolta di firme per la petizione ai parlamentari sostenuta da un ampio arco di intellettuali critici e da voci significative della chiesa cattolica, per interrompere l’invio di armi italiane in Ucraina e contro la cobelligeranza con i paesi in guerra, in coerenza con la nostra Costituzione e la Carta dell’ ONU.
Al disastroso bilancio di vite umane, in queste ore si è aggiunto ed è stato reso pubblico l’indice “Stoxx Europe” della Difesa sull’inarrestabile corsa all’aumento delle spese militari italiane ed europee del 125,2% rispetto all’aumento del 44,6% negli Stati Uniti, un aumento mai registrato dal dopoguerra ad oggi con l’inizio della guerra in Ucraina e che in Italia supera in di gran lunga in termini di crescita quello statunitense ponendosi in una prospettiva trumpiana completamente fuori misura. La prospettiva è la triplicazione della spesa militare nel nostro Paese, laddove dovesse raggiungere il 5% del prodotto interno lordo – al momento è stato già preannunciato un primo aumento del 2% del PIL dal Ministro della Difesa Crosetto con una spesa totale che potrebbe raggiungere 60 miliardi di euro in Italia – con gravi ripercussioni sulla spesa sanitaria, sulla scuola e sui servizi sociali, senza contare un’ulteriore impennata del debito pubblico .
In Europa si viaggerebbe invece sui 500 miliardi di euro, 560 miliardi se si dovesse alzare la spesa militare al 3% del PIL, spesa che Draghi rilancia a 800 miliardi di euro.
“Tale situazione – scrivono dal Comitato di Bari – vede direttamente coinvolto il nostro Paese non soltanto per le basi militari USA, già ampiamente diffuse sul territorio nazionale, anche nella scelta di investimenti pubblici detenendo il 30% di azioni nella più importante industria di armi, il cui anomalo introito di utili oggi sposta e distrae cospicui investimenti privati da settori vitali per la nostra economia e per l’occupazione, un’economia che la maggioranza dei cittadini italiani vorrebbero di Pace e per il disarmo e non di guerra fermando un possibile coinvolgimento militare diretto dell’Italia contro la Russia e una possibile escalation della guerra con rischi catastrofici nucleari”.












