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Un articolato sistema societario ideato per sottrarre immobili e patrimoni alle procedure fallimentari è stato smantellato dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Rimini, sotto la direzione della locale Procura della Repubblica. L’operazione ha portato all’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo d’urgenza per un valore complessivo di 29 milioni di euro, tra immobili, quote societarie e disponibilità finanziarie.
Un’inchiesta ad ampio raggio che non si è fermata in Romagna, ma ha esteso il proprio raggio d’azione fino alla Puglia, coinvolgendo direttamente uomini e strutture del territorio pugliese.
Il blitz e le perquisizioni: il ruolo chiave del territorio pugliese
L’azione delle Fiamme Gialle ha visto l’impiego sinergico dei reparti territoriali e delle unità cinofile specializzate (cash dog) per l’individuazione di contante nascosto. Le attività di perquisizione si sono concentrate simultaneamente nelle province di Rimini, Milano, Monza-Brianza e Bari.
La presenza della Puglia al centro dell’asse investigativo evidenzia come la rete di contatti, la gestione delle risorse finanziarie e le figure coinvolte nell’intreccio societario abbiano trovato ramificazioni operative anche nel contesto pugliese. Il coinvolgimento di uomini e soggetti attivi in territorio pugliese si è rivelato un tassello fondamentale per ricostruire i passaggi di denaro e i legami con le società fittizie utilizzate per schermare il patrimonio sottratto ai creditori.
Il meccanismo della truffa: prestanome e contratti fittizi
L’indagine è scaturita dal fallimento – dichiarato in seguito al rigetto di una proposta di concordato preventivo – di una nota società di Riccione proprietaria di un imponente compendio immobiliare e aziendale a vocazione turistico-ricettiva.
Sei in totale le persone iscritte nel registro degli indagati con l’accusa di bancarotta fraudolenta plurima. Tra questi figura colui che è ritenuto il dominus dell’intera impalcatura: un soggetto formalmente residente a Cuba ma di fatto domiciliato a Riccione.
La dinamica della frode aziendale:
Affitti d’azienda strumentali: Gli immobili venivano concessi in locazione a società gestite da “teste di legno” o prestanome direttamente riconducibili al promotore del sistema.
Mancato versamento dei canoni: Le società gestrici omettevano sistematicamente di pagare i canoni dovuti alla proprietà, provocandone l’insolvenza e il conseguente crack finanziario.
Gestione abusiva e subaffitti: Dopo il fallimento e la revoca delle licenze, le strutture continuavano a essere gestite abusivamente tramite subaffitti fittizi, senza mai rientrare nella disponibilità della Curatela Fallimentare.
Incassi “in nero”: Le attività commerciali prosseguivano senza sosta, generando proventi prevalentemente non dichiarati, con danni diretti sia per i creditori sia per l’Erario.
L’intervento della Magistratura e la tutela dell’economia legale
A consentire la tempestività del sequestro è stata la stretta applicazione del protocollo d’intesa sulla “crisi d’impresa” siglato tra il Tribunale e la Procura della Repubblica di Rimini. Questo strumento ha permesso agli organi inquirenti di intervenire rapidamente, bloccando il tentativo degli indagati di proseguire le attività indisturbati e neutralizzando gli ostacoli creati ad arte per vanificare gli effetti del fallimento.
L’operazione, resa possibile dal coordinamento tra i comandi romagnoli e le stazioni territoriali della Guardia di Finanza in Puglia e Lombardia, rientra nel piano strategico a salvaguardia del mercato legale e a tutela degli imprenditori che operano nel rispetto delle regole.











