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Recensione: Dentro il disordine mondiale del XXI secolo

Il libro “Il mondo nel caos”, pubblicato da Salerno Editrice. non è la cronaca dell’ennesima emergenza ma la ricostruzione storica delle ragioni che hanno condotto il mondo all’attuale instabilità

Il passaggio tra il XX e il XXI secolo ha registrato un’accelerazione senza precedenti nello scorrere della storia mondiale. Sono state soprattutto le rivoluzioni digitali a travolgere le fondamenta del pensiero storico, ridisegnando l’ordine globale. In particolare, il capitalismo dell’informazione si è trasformato in capitalismo della sorveglianza. E così le democrazie hanno ceduto spazio ad un mercato sempre più oligarchico, le disuguaglianze sono cresciute su entrambe le sponde dell’Atlantico, erodendo la coesione delle società occidentali. Il caos non è arrivato all’improvviso, è invece il risultato di un ordine che si è progressivamente consumato, di certezze che hanno smesso di funzionare e di rapporti di forza che sono tornati a cambiare.

È questa la prospettiva dalla quale Francesco Barbagallo, professore emerito di Storia contemporanea dell’Università di Napoli “Federico II”, affronta il nostro tempo nel libro “Il mondo nel caos”, pubblicato da Salerno Editrice: non la cronaca dell’ennesima emergenza ma la ricostruzione storica delle ragioni che hanno condotto il mondo all’attuale instabilità.

Lo Stato si è ridotto a esecutore di decisioni assunte altrove, mentre multinazionali, piattaforme digitali e grandi fondi di investimento hanno occupato il vuoto lasciato dall’eclissi della politica. In questo scenario, Barbagallo si misura con il nostro tempo individuandone le linee di forza, le contraddizioni e le possibili vie d’uscita. L’Europa, avverte, deve ritrovare sovranità e identità, sciogliere la dipendenza dai processi politici americani e contribuire ad un ordine multipolare fondato sul diritto internazionale.

Ma Barbagallo invita, soprattutto, a diffidare delle letture troppo semplici. Le guerre, le crisi internazionali, il ritorno dei nazionalismi, le disuguaglianze e la difficoltà delle democrazie non sono capitoli separati di una storia impazzita. Sono fenomeni che si intrecciano e che hanno radici profonde. Comprenderli significa allora andare oltre l’evento, sottrarsi alla dittatura dell’“adesso” e recuperare quella dimensione temporale che soltanto la storia è in grado di restituire.

Il punto di partenza è anche la crisi delle illusioni maturate dopo la fine della Guerra fredda. Per alcuni decenni si è pensato che la globalizzazione avrebbe progressivamente ridotto i conflitti e che l’integrazione economica avrebbe reso sempre meno probabile il ritorno della contrapposizione tra grandi potenze. La realtà ha preso un’altra strada. L’ordine internazionale appare oggi più fragile, mentre il multilateralismo fatica a contenere le tensioni e nuovi protagonisti reclamano spazio e potere.

Ma ogni ordine storico è provvisorio e gli equilibri internazionali non sono mai acquisiti una volta per tutte.

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