Occhi puntati sul caso Marò. Il Tribunale arbitrale internazionale dell’Aja che entro il 2018 stabilirà a chi compete la giurisdizione sul caso, dovrà decidere se accogliere la richiesta formulata dal governo sul rientro in Italia di Salvatore Girone, ancora costretto in India.
La richiesta dell’applicazione di questa misura provvisoria ai sensi dell’Articolo 290 della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare è stata formulata a metà dicembre. Laddove venisse accolta il fuciliere potrebbe tornare in Italia e restarvi per tutta la durata della procedura in corso tra Italia e India.
In apertura di udienza all’Aja l’ambasciatore italiano Francesco Azzarello, ha sottolineato come,vista la durata prevista del procedimento arbitrale, vi sia il rischio concreto che Girone possa rimanere detenuto, peraltro senza che sia stata formulata formalmente l’accusa, per un totale complessivo di 7 o 8 anni con una grave violazione dei diritti umani. Il caso Marò, oltre ad essere al centro della prima udienza presso il Tribunale arbitrale dell’Aja, sarà in evidenza anche a Bruxelles dove, sempre oggi, si aprirà il 13esimo vertice Ue-India che negoziano su un accordo di libero scambio dal 2007. Secondo un report di Eurostat, l’Ue è il partner commerciale più importante dell’India, rappresentando il 13% del suo commercio totale.
Nella partita commerciale che vede al tavolo della trattativa i presidenti del Consiglio europeo, Donald Tusk e della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker e il premier indiano, Narendra Modi, dovrebbe entrare non solo la questione dei Marò italiani ma anche quelle di 6 guardie britanniche e 14 estoni condannate a pene detentive in India.
Sulla vicenda è intervenuto il senatore barese di Conservatori e Riformisti Luigi D’Ambrosio Lettieri.
“Se c’è qualcosa di veramente inammissibile nella incredibile vicenda dei nostri marò è l’atteggiamento dell’India e non certo la richiesta – finanche tardiva – da parte del governo italiano di far rientrare Girone sino al pronunciamento della Corte arbitrale dell’Aja in merito alla giurisdizione del caso, che prevede tempi lunghi. Girone non può essere trattato come un ostaggio. E non dimentichiamo che tra poco scade anche il premesso accordato a Latorre per motivi di salute, a seguito dell’ictus che lo ha colpito diversi mesi fa”.
“Premesso che il ricorso all’arbitrato internazionale è la strada che abbiamo sempre suggerito e auspicato dall’inizio di questa brutta storia, ci auguriamo che la Corte arbitrale dell’Aja metta fine, in questa prima fase, almeno alla ingiustizia di una detenzione intollerabile oltre che sul piano umano, anche dal punto di vista giuridico”.












