HomeBlogSostiene GaudianoYoung Pope. Bella, cattiva e pesante la serie di Sorrentino

Young Pope. Bella, cattiva e pesante la serie di Sorrentino

Metabolizzato il finale letteralmente al cardiopalma, tutte le crepe del giovane papa di Sorrentino sono state risanate grazie ad un sapiente restauro a base di amore, buoni propositi e giustizia. Che non è una buona notizia proprio perché le aspettative iniziali erano ben altre. Buona fetta del pubblico si aspettava un’escalation fondamentalista di Pio XIII, un ultimo clamoroso colpo di reni di un pontefice calcolatore, mentalmente retrogrado, spietato ma altrettanto fragile, bellissimo e con uno sguardo magnetico che trasuda buoni sentimenti. Non che questa conclusione abbia sconvolto totalmente la struttura dell’opera, ma è lecito porsi qualche domanda al netto della strombazzata bravura del cineasta prestato al serial tv. Partiamo dai lati positivi.

Un papa bello bello in modo assurdo

La chiesa ha conosciuto vari tipi di pontefice, da quello attore a quello buono, passando per quello acciaccato e un po’ antipatico e quello talmente onesto che è durato un mese. Ognuno con la propria identità, ma la scelta di un papa sotto i cinquant’anni, di un fascino indiscutibile, snello ed elegante in ogni gesto è un’idea superba. Che sfocia nel geniale quando, conscio di queste caratteristiche, lo stesso papa decide di celarsi ai fedeli (letteralmente) per paura che la propria bellezza possa offuscare le sue parole. Nessuno, al di fuori del Vaticano, lo ha visto e questo porta ad un allontanamento dei fedeli, oltre che per le posizioni anti abordiste e medievali. Ma proprio quella morbosa curiosità della stampa e della gente ci porta ad una riflessione: crediamo in Dio o in un personaggio che lo rappresenta?

Le scenografie

Non c’è nulla da dire: ogni parete, ogni siepe, ogni scala è un orgasmo visivo. Le location scovate tra i giardini romani e le ville, private e non, di Roma e la fedele ricostruzione della Cappella Sistina a Cinecittà sono da premio Oscar. Ogni particolare è curato con maniacalità quasi inusuali per un prodotto televisivo, per quanto possa essere una grande produzione internazionale.

La colonna sonora

Sorrentino ha lo stesso tocco di Tarantino nella scelta delle canzoni del soundtrack. Ma se il buon Quentin cerca melodie che rendano epiche le scene calcandone l’atmosfera, il regista italiano opta sempre per canzoni totalmente anacronistiche e quasi fuori luogo per le atmosfere. Anche qui, il rock che accompagna i vescovi che corrono e il papa che medita o passeggia sono talmente fuori luogo da essere affascinanti e di grande impatto, riuscendo a scolpire nella mente dello spettatore scene talvolta troppo dilatate. Menzione speciale per i titoli di testa: passeranno alla storia.

Gli attori

young-pope-castQuando hai Diane Keaton e James Cromwell nel cast puoi solo dargli il copione in mano e dirgli: fa quello che vuoi. Jude Law si conferma quell’elegante gentleman erede della classe di Michael Caine, tormentato, furioso, sensibile e despota. Un perfetto, ineccepibile psicopatico. Silvio Orlando fa Silvio Orlando, la parte migliore che gli si potesse cucire addosso in un cast di star straniere, facendogli interpretare il classico italiano scaltro ma dal cuore d’oro. Nessuno di loro è completamente positivo e, il fatto che indossino tutti un abito religioso, la dice grossa.

Gli ingredienti per un piatto prelibato ci sono tutti, ma qualcosa scricchiola sulla lunga distanza. E allora arriviamo ai lati negativi.

Sorrentino

E’ bravo. “Il divo”, “L’amico di famiglia”, “Youth” e, soprattutto, “Le conseguenze dell’amore” sono delle perle sottovalutate e obnubilate dal successo inspiegabile de “La grande bellezza”, summa della sua presunzione cinematografica e della voglia di trasformare in caricatura ogni situazione per sottolineare il contrasto con la beltà architettonica di una città intera. Sa quello che vuole e lo ottiene. Il problema è che si fa prendere la mano e certi movimenti di macchina appesantiscono all’infinito delle scene, dilatando all’inverosimile situazioni che cadono nella noia totale, causando un calo d’attenzione nello spettatore, anche a causa di alcuni dialoghi di una pesantezza pazzesca. Sembra che non regga la frammentazione della serie tv, tanto da perdere di vista dei punti accennandoli e non sviluppandoli, riempiendo il calderone e spegnendo la fiamma nel momento sbagliato.

I dialoghi

Come sopra. Si passa da momenti con duetti o monologhi magnetici ad altri dove non si capisce quale sia il senso della conversazione. Qualche ora in meno avrebbe risparmiato gli sbadigli a un bel po’ di persone.

Da 0 a 100 in una puntata

Ok, Lenny è tormentato, orfano abbandonato da genitori hippie, per molti senza cuore, per chi lo conosce un Santo vero e proprio capace anche di miracoli (dal rendere fertile una donna, al resuscitare un morto al far schiattare una suora stronza a distanza di migliaia di chilometri). Para i colpi con la classe di Cassius Clay e ne sferra con la rabbia di Tyson. Fino alla penultima puntata, Poi, con una velocità incomprensibile, vengono fuori delle sue lettere giovanili e il mondo s’infatua per quel papa misterioso ma capace di tanto amore. E il suo personaggio subisce una mutazione insensata, annunciata dalla bellissima e divertente scena iniziale dell’ultima puntata dell’incontro con il patriarca ortodosso. La fretta di concludere in qualche modo il capitolo della ricerca dei suoi genitori ha giocato a sfavore della trama, con tanto di problemi cardiaci del pontefice mai citati prima, quasi messi apposta come toppa per giustificare l’ultima sequenza. Citazione di Papa Luciani o no, davvero un brutto scivolone narrativo.

Questo è The young pope, nel bene e nel male. Bello e imperfetto, forse troppo di entrambe le cose. Visivamente luminoso ma narrativamente oscuro, un po’ come Lenny. Non è assolutamente un capolavoro, neanche il miglior prodotto televisivo degli ultimi dieci anni, anzi. E questo bisogna ammetterlo superando il campanilismo italiota e i dati di ascolto. Godibile, certo, ma con qualche difetto di troppo. Il finale aperto ha spalancato le porte ad una seconda serie, che dovrebbe vedere la luce tra un paio d’anni. Sicuramente c’è la curiosità di sapere cosa accadrà al giovane papa e se tutti i nodi verranno effettivamente al pettine. Che sia davvero un santo o no non ci è dato ancora di sapere. Tutti gli indizi portano a pensare di si e, magari, farà un miracolo per risolvere le pecche che hanno afflitto questo primo ciclo. Con buona pace per tutti quelli che si sono addormentati per almeno cinque minuti ad ogni puntata.

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